Una apicoltura in equilibrio tra uomo e ape è possibile

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Intervista a Lorenzo Valentini

 

Il ragazzo in foto è Lorenzo Valentini, che nasce in una famiglia di apicoltori davvero unica nel suo genere

 

Caro Lorenzo, raccontaci un po’ la storia della tua azienda di famiglia   

L’azienda nasce intorno al 1980, per mano e testa di Marco Valentini, mio padre. In quel periodo studiava all’università di Perugia, nella facoltà di agraria e racconta sempre l’aneddoto di essersi innamorato di uno sciame di api che si fermò nel giardino di casa di sua madre. Da lì parte il viaggio nel mondo dell’apicoltura, un viaggio che oggi lo porta ad essere affermato tra i primi 5 degustatori di miele e ad essere conosciuto e cercato come formatore in campo di apicoltura biologica, anche per principianti.

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Già, la scelta biologica di cui si fece pioniere…

Sì, mio padre ha abbracciato subito la filosofia del bio ed è stato, insieme a 4 collaboratori, il primo in Italia a certificare il miele biologico, contribuendo anche alla stesura del disciplinare della certificazione bio per l’apicoltura, mosso dal bisogno di intraprendere un percorso più profondo e personale in tema di apicoltura.

 

Sembra davvero un racconto di tanti anni fa, di quelle che iniziano con “c’era una volta”…

In effetti da allora sono cambiate diverse cose in apicoltura: la certificazione bio non rappresenta più quei valori profondi, le api erano soggette a moltissime meno malattie che si sono diffuse causa della globalizzazione, dei commerci e dei traffici di api.

 

Come può un apicoltore difendersi da questi pericoli?

Selezionando api rustiche, in altura, resilienti ai cambiamenti climatici. Facciamo selezione di Apis Mellifera Ligustica, una razza autentica di api. Purtroppo invece, in nome dell’esasperata produttività la specie più diffusa è la Apis Mellifera x Buckfast, un incrocio creato dall’uomo. Altre cose che possono tutelare la veracità dell’apicoltura sono scelte di produzione e lavorazione, ad esempio nel biologico, è ancora concesso utilizzare il polistirolo in apicoltura, noi lo escludiamo nella maniera più assoluta! Altra sempre riguardante l’apicoltura biologica, è che è consigliato (ma non obbligatorio) utilizzare api locali, in pochi si dedicano a questa scelta. Inoltre è possibile, per accelerare i tempi di produzione, inserire un foglio cereo prestampato all’intero dell’arnia invece che farlo creare spontaneamente alle api stesse.

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Di te si dice che sei un apicoltore sostenibile, che cosa significa questo attributo?

Innanzitutto ci tengo a sottolineare che la sostenibilità viene percepita, purtroppo, soltanto come una cosa legata all’ambiente, invece è qualcosa di più: è un equilibrio che lega gli aspetti economico, sociale e ambientale, una grande sfida da mantenere con buone abitudini personali e buone pratiche produttive e commerciali. Ad esempio sostenibilità può essere avere un metodo lavorativo in cui gli sprechi (di tempo, energia, denaro, risorse) sono ridotti al minimo e tutti gli sforzi hanno un proprio risultato.

Per quanto riguarda la sostenibilità, in particolare, del miele, una pratica da ridurre al minimo è senz’altro quella del nomadismo.

 

Quali sono le controindicazioni del nomadismo in apicoltura?

Il nomadismo in apicoltura, senza parafrasare, è il figlio del profitto e della sua esasperazione. Con la pratica del nomadismo, gli apicoltori si spostano nelle zone dove c’è quella fioritura specifica quando non è presente nel loro territorio, questo comporta spostamenti, fatica e CO2 risparmiabili. Se uno si ferma a riflettere si rende conto che non possono esistere in natura disposizioni di alveari come quelle posizionati attraverso le arnie, non possono esistere alveari perfettamente allineati, gli alveari si distribuiscono in ordine sparso nel bosco e si sviluppano nelle tane degli uccelli (in Europa molto spesso nelle tane di picchio), quindi viene da sé che l’apicoltura sostenibile e consapevole deve tenere conto di questa conoscenza per impattare il meno possibile sulla natura.

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Ci racconti del vostro modo di lavorare, trasformare e stoccare? Anche qui fate delle scelte precise?

Il bello del miele è che è un prodotto che richiede una lavorazione minima, quasi nulla, è uno dei pochi prodotti che non contiene patogeni, il miele nel giro di mezz’ora perde ogni traccia di malattia in quanto è una soluzione satura di zuccheri dove certe malattie (compreso il botulino) non riescono a proliferare. La lavorazione, in sintesi, è molto semplice, una volta prelevati i mielari, si estrae per centrifugazione il miele che viene filtrato dalle impurità di cera prima di essere confezionato in vasetti. La lavorazione è tutta qui. Ci sono alcune aziende che pastorizzano il miele per renderlo liquido, ma il miele si sa, è un prodotto che cristallizza nel tempo. Anche noi trattiamo termicamente il miele, ma a temperatura molto bassa (lavorazione a freddo). E questa è una altra delle scelte che ci permette di impostare una apicoltura che viva di rispetto e equilibrio tra ape e uomo.

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